La resistenza di una slave…presa da Internet

Un aspetto molto interessante, soprattutto per chi intraprende un percorso di slavery e’ la resistenza. Immaginiamo quel rapporto ove consensualmente si decida di intraprendere il cammino verso l’ Appartenenza e una serie di fattori ne influenzano negativamente l’ obbiettivo comune. Si verifica l’ “effetto resistenza” quando vi e’ una reazione, il più delle volte inconscia, che genera ansia e paura dovuta al cambiamento. Siccome è sottointeso che l’ inizio del rapporto e’ stato concordato dalle parti, il Dominante non deve cadere nel ‘errore di sentirsi il destinatario di questa difesa.

Una slave, come tutti gli esseri umani cerca la omeostasi ovvero il suo equilibrio interno; desidera la stabilità e viene da sé quindi, che il cambiamento scaturisca in lei una sorta di disagio. Nei casi dove chi domina non percepisse questa sottile sfumatura, l’ ansia della slave può essere vissuta come tentativo di “minaccia” alla sua persona. Nonostante lei possa vedere chiaramente gli sforzi del Dom nell’ approfondire questo aspetto e desiderare con tutte le sue forze il donarsi, non sarà sufficiente a ridurre i suoi timori. Esistono due tipi di resistenze: quella interna e quella esterna.

La resistenza interna (o REATTANZA) è un tentativo della slave di ritrarsi dagli sforzi del Dominante, dall’ esplorare il comportamento e/o il proprio credere. E’ un ansia connessa con un cambiamento della condizione o dell’ atteggiamento di vita. Più è esposta ad un cambiamento repentino, maggiore ed intensa sarà l’inquietudine.

L’apertura mentale e’ fondamentale in un rapporto Dom/sub; chi domina deve costantemente esplorare la sensibilità e il credere nonché impartire sin dall’ inizio il concetto di “apertura mentale”. Solo così la slave potrà imparare adaccettarsi per quello che e’. Vero, noi la plasmeremo per servirci, obbedirci e soddisfarci, senza mai dimenticare però i suoi pensieri e la sua sensibilità. Proprio perché si e’ aperta a noi, mai dovremo usare tutto ciò come arma nei suoi confronti in quanto con l’andare del tempo distruggerebbe la fiducia riposta.

La resistenza esterna e’ principalmente il timore della “dipendenza” all’altra persona. Può svilupparsi anche quando il Dom corra più veloce di quanto la slave possa seguirlo, per cui non afferrando totalmente alcuni concetti, porrà un freno alla propria slavery. Un altro tipo di resistenza e’ il tempo: può accadere che in alcune fasi del percorso, la slave manifesti segni di stanchezza e nonostante tutto il dom continui a tempestarla di nozioni. Non essendoci totale “lucidità” nel recepire, si crea un sistema di autodifesa perché le condizioni ideali di “condivisione” vengono a mancare.

Il saper valutare costantemente il livello di resistenza di una slave e’ un buon parametro per dedurre come il percorso stia procedendo. Maggiori saranno le resistenze, maggiore sarà l’attenzione da dedicare alla slave, presupponendo anche qualche passetto indietro quando gli eventi lo riterranno necessario. Inutile proseguire un cammino per una meta ( l’ Oltre) per conto proprio quando l’ obbiettivo e’ quello di arrivarci insieme.

1 Comment

  1. La cosa piu’ difficile e’ comprendere come e dove la slave fa resistenza.
    Spesso si pensa che sia solo nell’agire o nel percepire il proprio padrone o la padrona.
    Più sovente invece e’ solo una desiderio mascherato da paura… Il desiderio di crescere provare e godere senza falsi moralismi o paure immotivate.

    Kisss

    Mt

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