RIP Paul Walker (heart) …. stranamente ieri sera guardavo Fast and Furious 6…

Paul Walker, il protagonista di Fast & morto per un tragico contrappasso in un incidente stradale, l’avevo intervistato per Vanity Fair un paio di anni fa. E non era uno di quei tipi che passano inosservati. Di gran fighi se ne vedono tanti, andando in giro a fare interviste per Vanity. Ve lo potete immaginare.

Tutti quei bei tomi che vi passano sotto gli occhi in foto noi ce li vediamo dal vivo. Ma non è che siano poi questo granché, in genere. Sono bellocci, ma spesso odiosi. Oppure se la tirano. Oppure sono dei molluschi, degli invertebrati o cerebrolesi che parlano per bocca dell’addetto stampa. Oppure capisci che stanno recitando anche quando parlano con te. Insomma, passano e se ne vanno, senza lasciare un minimo ricordo. Paul Walker invece mi era rimasto impresso perché era proprio una persona carina. Di quelli che dici: però, che tipo questo qui. Sarà per questo che quando ho sentito la notizia del suo incidente d’auto, sono rimasta di stucco. Quando poi ho visto la foto della sua Porsche rossa disintegrata, letteralmente spappolata in mille briciole, mi è subito tornato in mente cosa mi aveva detto a proposito di Fast & Furious. Che lui la velocità ce l’aveva nel sangue. Che sarebbe andato avanti all’infinito a fare F&F perché gli piaceva guidare le macchine veloci e faceva pure le corse. Anche sul set chiedeva sempre che lo lasciassero girare le scene pericolose.

Le assicurazioni però sono ferree e la maggior parte delle volte, sul set, doveva lasciare il volante alla controfigura. Salti, macchine truccate, velocità non erano solo parte della sua vita di attore, ma anche della vita vera.

Ma nella vita non ci sono controfigure. La vita vera è quella che si vive in prima persona. E dove qualche volta capita di morire a 40 anni, anche se sei così pieno di energia. Ecco, Paul Walker mi aveva colpito perché era così vitale. Gli piaceva viaggiare, aveva una fondazione con cui raccoglieva fondi per aiutare le vittime dei disastri naturali. Non era un tipo da palestra ma uno sportivo vero: surf, snowboard, pallavolo, corsa, immersioni in apnea, pesca subacquea. Non era un tipo tranquillo e sedentario, insomma. Forse aveva preso dal nonno, un ex eroe di Pearl Harbour e pugile di livello mondiale. Quando ho sentito dell’incidente  mi sono venuti subito in mente subito alcuni piccoli particolari: aveva un tatuaggio sul polso con il nome della figlia, ora 15enne, nata da una sua ex fidanzata. E si capiva che era un tenerone. Gli piacevano gli animali e veniva da una famiglia numerosa. Sei fratelli, di cui lui era il terzo. Due sorelle più grandi e due fratelli più piccoli.

Diceva che il Natale a casa sua era un caos pazzesco, perché con tutti quei fratelli e i rispettivi consorti e poi i nipoti, davvero non avrebbe saputo dire quanti erano. Lo festeggiavano tutti insieme, a casa dei genitori. Quest’anno lui non ci sarà. Ed è davvero un gran peccato, perché tipi così ne nascono pochi. Ricordo anche un’altra cosa, che mi aveva colpito. Gli piacevano tanto il mare, pescare e la vita all’area aperta. E aveva un sogno nel cassetto: avere un’isola tutta sua. R.I.P. caro Paul. Speriamo che tu abbia raggiunto la tua isola e adesso tu possa pescare in pace.

 

Tratto da http://www.vanityfair.it/people/mondo/13/12/01/paul-walker-mort-fast-furious-ricordo-ultima-intervista

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