quesiti esistenziali….

A volte mi chiedo se non debba essere felice nella mia vita…

ogni cosa deve andare sempre al contrario di cio che desidero…

devo aver fatto del male a qualcuno nella vita precedente..

per meritare sempre che le cose vadano storte….

sono stanca…stanca di lottare, stanca che le cose non filino mai liscie…

mai almeno una volta…..

cos ho fatto di male? bah non saprei…

La Parabola del contadino e del grano

L’infelicità è solo un’indicazione che le cose non si adattano ai tuoi desideri; e le cose non si adatteranno mai ai tuoi desideri, è impossibile. Le cose continuano semplicemente a fluire in base alla loro natura. Lao Tzu definisce Tao questa natura. Il Buddha definisce Dhamma questa natura. Mahavira ha definito la religione “la natura delle cose”. Non ci si può fare nulla: il fuoco brucia e l’acqua lenisce.Il saggio è colui che si rilassa con la natura delle cose, che segue la natura delle cose. E quando segui la natura delle cose, nessun’ombra ti segue. Non esiste alcuna infelicità. A quel punto, perfino la tristezza è luminosa; in quel caso, perfino la tristezza ha una sua bellezza. Certo, la tristezza verrà ancora, ma non ti sarà più nemica. Farai amicizia con lei, perché ne vedrai la necessità. Sarai in grado di vederne la grazia, e potrai vedere come mai esiste, perché è presente e perché è necessaria.
Ho sentito raccontare un’antica parabola; dev’essere molto antica, perché all’epoca Dio viveva sulla terra… Un giorno andò da Dio un uomo, un vecchio contadino, e gli disse: “Senti, sarai anche Dio, e avrai anche creato il mondo, ma una cosa voglio dirtela: non sei un agricoltore e non conosci neppure l’ABC dell’agricoltura. Devi imparare qualcosa”. Dio chiese: “Cosa mi consigli?” E il contadino rispose: “Dammi un anno di tempo, e lascia che le cose vadano come dico io, vedrai cosa succede. Non ci sarà più miseria!”

Dio accettò e concesse un anno al contadino. Naturalmente, questi volle il meglio – pensò solo a ciò che era meglio per lui – per cui non ci furono tuoni, né venti selvaggi, né altri pericoli per il raccolto. Tutto era confortevole e tranquillo, e l’uomo era felice. Il grano cresceva altissimo! Quando il contadino voleva il sole, c’era il sole; quando voleva la pioggia, pioveva… nella quantità necessaria. Quell’anno tutto andò a meraviglia, tutto fu studiato matematicamente. Ma all’epoca del raccolto, le spighe risultarono vuote.

Il contadino era sorpreso e chiese a Dio: “Cos’è successo? Cosa non è andato per il giusto verso?”

Dio disse: “Poiché non c’è stata alcuna sfida, non c’è stato alcun conflitto, nessun attrito, poiché hai evitato tutto ciò che era cattivo, il grano è rimasto impotente. Un po’ di lotta è necessaria. Ci vogliono temporali, tuoni, lampi: essi scuotono l’anima all’interno del grano”.

Il valore di questa parabola è immenso. Se sei solo e sempre felice, la felicità perderà ogni significato. Sarebbe come se qualcuno scrivesse con il gesso bianco su un muro bianco. Nessuno potrà mai leggere ciò che ha scritto. Si deve scrivere su una lavagna nera, allora risalta!

La notte è tanto necessaria quanto il giorno. E i giorni di tristezza sono tanto necessari quanto i giorni di felicità. Questa io la chiamo comprensione. E allorché lo comprendi, ti rilassi – in quel rilassamento ci si arrende. Dici: “Sia fatta la tua volontà”. Dici: “Fa’ qualsiasi cosa ritieni giusta. Se oggi sono necessarie le nuvole, dammi nuvole. Non ascoltare me; la mia comprensione è così minima. Cosa conosco della vita e dei suoi segreti? Non ascoltare me! Continua a fare la tua volontà”. E pian piano, man mano che vedrai il ritmo della vita, il ritmo della dualità, il ritmo delle polarità, smetterai di chiedere, smetterai di scegliere.

Questo è il segreto. Vivi con questo segreto, e vedi la bellezza. Vivi con questo segreto, e all’improvviso rimarrai sorpreso: quanto è grande la beatitudine della vita! Quanto si riversa su di te, a ogni istante!